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1.3.10

"Lambro: acqua e petrolio"


di Mario Agostinelli
candidato di Sinistra Ecologia Libertà alle Regionali

Un minuto di silenzio per il fiume inquinato. Un atto di rispetto e di riconoscenza perché quell'acqua è segno di vita nelle culture e nelle tradizioni dei popoli. La ferita profonda inferta dal petrolio alla sua trasparenza è simbolo di quanto l'uomo riesca a sporcare ciò che tocca. Chi si batte da tempo per l'acqua bene comune sa che il mercato che la vorrebbe sottomessa la corrompe e toglie il diritto alla vita. Di fronte al Lambro che scorre trasportando morte bisogna avere la capacità di comprendere che anche quel fiume è una vena della terra. Rispettare, salvare, ringraziare quel fiume, vuol dire preservare noi stessi. In forme diverse quel veleno ci intossica, perché ci ricorda chi in nome degli affari e dell'interesse di pochi pensa di potersi permettere ogni leggerezza e ogni sfregio. Le squadre dei soccorsi hanno paura che il greggio inquini il Po con irrimediabili danni per tutta la flora e la fauna della Pianura Padana. Dove stanno i Bossi e i Formigoni, le loro ampolle e la loro smania di mettere a profitto il territorio e l'acqua? Il Lambro degli ultimi giorni a causa delle abbondanti piogge scorre molto veloce per cui l'ansia di bloccare il danno è alta, ragione che spinge le squadre dei soccorritori a fare presto. Sono state allestite dighe galleggianti all'altezza del parco Lambro, a Milano, e di San Zenone, nel Lodigiano, ma la situazione rimane difficilissima. Dalle prime indiscrezioni si tratterebbe di un atto doloso in una ex raffineria abbandonata che si trova a fianco di un'area sottoposta a un'operazione di rivalutazione edilizia. Occorre pensare ad una "Direttiva Lambro" che vada ad impedire qualsiasi tipo di edificazione in aree interessate da disastri di così elevata gravità, in questo caso nell'area dell' ex raffineria ed in un territorio tanto vasto lungo il fiume Lambro da potere in qualche modo "compensare" le conseguenze disastrose che stanno ricadendo e ricadranno sull'ambiente e sulla salute di tutti noi. Si tratta di ragionare come già avviene (o dovrebbe avvenire) per le aree boscate che vengono incendiate. Se non si reagisce tutti assieme: Cittadini, Regione, Stato, Comunità Europea, non si potrà mai giungere ad uno sviluppo sostenibile né tantomeno durevole. Ce lo ricorderemo nel dibattito elettorale o tutto ridiventerà banalmente una questione di soldi?



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