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6.8.06

Sidùn

La città vecchia di Sidone vista dal Castello del Mare.

"Sidùn" è la città di Sidone , in Libano, teatro allora di ripetuti massacri durante la guerra che sconvolse il Libano (campo di battaglia di Siria e Israele) dal 13 aprile 1975 fino al 1991.

  • Il rombo di un missile squarcia il cielo e spezza irrimediabilmente l'atmosfera.
    Il nome di Sidone, città libanese distrutta e ricostruita decine di volte in battaglia, ci riporta ai nostri giorni ed al dramma della guerra israelo-palestinese. Il campo profughi palestinese nel quale entrano i carri armati israeliani è simbolico perché una madre che piange la morte del proprio figlio è un dramma che non ha né confini né connotazioni politiche o religiose.

"Sidùn" di Fabrizio De Andrè

«Certo, navigando non è che si incontrino soltanto Jamine o tavole imbandite con gatti in salmì spacciati per conigli selvatici, come si dice nella canzone Creuza de mä. Ci si può trovare anche di fronte alla tragedia, magari alla tragedia altrui, anche se condivisa, in quanto fratelli o figli della stessa cultura.È il caso di Sidone, Sidùn in genovese. Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all’uso delle lettere dell’alfabeto anche l’invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l’attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz’età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai congoli di un carro armato. Un grumo di sangue, orecchie e denti di latte, ancora poco prima labbra grasse al sole, tumore dolce e benigno di sua madre, forse sua unica e insostenibile ricchezza.La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea.»

Intervista a Fabrizio De André "Mixer" 1984

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