Analizzando l'articolo di Bucci riferito al congresso di PRC e PCDI per la nascita della Federazione della Sinistra, ne traggo delle conclusioni abbastanza negative, novità emergenti non ne vedo, nulla o quasi è cambiato in questa loro logica politica che definisco quella del ’DIRE’ anziché di quella del ‘FARE’, il troppo verticismo e le troppe anime discordanti ne mettono in evidenza il loro non desiderare nessun cambiamento reale.
DI TONINO BUCCI LIBERAZIONE : 20/11/2010
Troppo, anzi troppo poco. L'arco del dibattito interno a Rifondazione (e non solo) in vista del primo congresso della Federazione che si apre oggi, ruota sulla coppia di questi avverbi. Troppo comunista, poco comunista. Un patto tra sigle, per alcuni. Non unisce abbastanza, per altri. La Federazione dovrà allargare i suoi confini, radicarsi nei territori? Epperò, così com'è, è troppo burocratica e poco sociale. Chi sono gli interlocutori? I movimenti, il mondo del lavoro, i precari, il popolo del 16 ottobre che s'è visto alla manifestazione della Fiom. Ma gli interlocutori? Bisogna guardare ad associazioni e soggetti sociali? Oppure soltanto alla propria sinistra, tipo Sinistra critica o Partito comunista dei lavoratori? E che dire, invece, di Sel e di Nichi Vendola?
Ingeneroso paragonare la Fed alla Sinistra l'Arcobaleno? Ma un'identità ce l'ha? Non vorrete mica superare l'identità comunista, Rifondazione inclusa? «Mi sembra una critica infondata», dice Claudio Grassi, segreteria Prc e dipartimento organizzazione, oltre che leader di Essere comunisti. «Sia nel simbolo che nel proprio documento politico, la Federazione mantiene una chiara identità comunista e una opzione nettamente anticapitalista. E poi è il luogo in cui si sono ritrovati i due partiti comunisti». Ha ragione allora chi ci vede un espediente per fare l'unità di Prc e Pdci? «Anche questa è una forzatura. Abbiamo sempre cercato un'aggregazione che coinvolgesse anche soggetti non comunisti. L'attuale portavoce della Fed, per fare un esempio, si dichiara apertamente socialista». La ricomposizione dei due partiti comunisti non è all'ordine del giorno? «Tutt'altro. E' un punto che dev'essere affrontato e discusso all'interno della Federazione. Chiaro che ci vuole un percorso e una riflessione condivisa. Ma che si debba andare, anche all'interno della Federazione, a una semplificazione mi pare una necessità ineludibile».
Decisamente troppo poco per Gian Paolo Patta, coordinatore nazionale di Lavoro e società. «Spero che al congresso ci sia il salto di qualità e che la Fed diventi un vero soggetto politico, non solo un comitato elettorale o una sommatoria. Capace di parlare all'esterno. La mia idea è che si debbano costruire circoli unitari nei luoghi di lavoro». E che fine farebbero i partiti costituenti? Quale sovranità gli resterebbe? «Io spero che si arrivi a un vero partito unico della sinistra, con dentro la Fed, Vendola e tutti gli altri. Certo, rispettando le diversità e senza scorciatoie. Ma nella Fed le garanzie ci sono, si decide sempre a maggioranza qualificata». Ma come la mettiamo con la scelta degli interlocutori? Bisogna guardare ai movimenti o a Sel? Alla Fiom o a tutta la Cgil? «Dobbiamo guardare agli interessi generali e alla classe che vogliamo rappresentare. Oggi il problema è che il mondo del lavoro è senza rappresentanza. Quando la Fiom o la stessa Cgil protestano contro il governo non ha il sostegno del maggiore partito di opposizione. Non esiste in nessun paese europeo».
«Questa è solo operazione di vertici», dice Anita Sonego, presidente della Libera università delle donne. «Tutti se ne lamentano, è vero, persino i dirigenti. Però loro l'han voluta così. Il limite della Federazione è che è nata solo nel segno dell'emergenza. Ci si giustifica dicendo che bisognava fare in fretta, che ci saranno a breve le elezioni. Sta di fatto che tanti soggetti e associazioni avrebbero potuto essere coinvolti per la fase congressuale e invece non sono stati neppure interpellati. Manca il sogno. Rischiamo di essere visti all'esterno solo come un'accozzaglia di ceti». E di insofferenza per il verticismo parla anche Claudio Bellotti, area Falce e martello del Prc: «nei congressi territoriali sono piovute tante critiche. Diciamocelo, è un cartello elettorale, facciamolo funzionare come tale, inutile far finta che sia un'altra cosa. Alla storia dei due tempi, prima facciamola come viene, poi la radichiamo nei territori, non ci credo. Ci vorrebbe una proposta forte e io non la vedo. Se poi vogliamo dare rappresentanza al popolo del 16 ottobre dovremmo smettere di avere rapporti ambigui con la Cgil, che ha avuto su tante questioni posizioni conflittuali con la Fiom».
Verticismo? Ne parla anche Imma Barbarossa, Forum donne Prc. «I congressi di base non hanno avuto la possibilità di votare le regole del funzionamento. Tra compagne e compagni di Rifondazione serpeggia una sorta di sospetto, che ci sia la volontà "pattizia" di distribuire i delegati prima del congresso e gli organismi dirigenti dopo, a seconda delle percentuali dei quattro soggetti costituenti la Federazione e, persino, delle varie correnti interne. C'è, al riguardo, un documento critico di un'associazione di Firenze, Sinistra per la Costituzione. Ci sono una cinquantina di donne, in parte interne a Rifondazione, in parte esterne, che chiedono di aderire come Rete femminista e non come donne in quota ai partiti. Chiedono che ci siano due portavoce, un uomo e una donna. Se la Fed è un soggetto aperto, dovrebbe aprirsi anche a questi contributi. Sennò si riproduce uno spazio autoreferenziale e maschile». Però il femminismo è tra le culture politiche riconosciute a pieno diritto nel codice della Fed, no? «Sì, ma nella pratica le donne sono meno del 40% tra le delegate di Rifondazione. Forse ci vorrebbero anche le donne se vogliamo fare la critica al patriarcato».
Potrà allargarsi la Fed oltre i propri confini? E' attrezzata per riaggregare movimenti, associazioni e soggetti in quel campo largo a sinistra del Pd? Oppure questo carattere verticistico finirà per frenarla? «Questo sì - dice ancora Grassi - è un limite che esiste e dobbiamo cercare di superarlo. La Federazione si deve impegnare molto di più di quanto non abbia fatto finora nell'iniziativa sociale. La manifestazione del 16 ottobre della Fiom deve essere il nostro terreno, dobbiamo dare una rappresentanza a quel popolo. Non solo, dobbiamo allargarci anche alle altre esperienze che ci sono a sinistra del Pd». Sel? «Prendiamo atto che ci sono due progetti diversi. Sel punta alle primarie e al governo, noi vogliamo ricostruire una presenza sui territori a partire da un progetto di alternativa di società. Però io penso che la Federazione debba continuamente sollecitare nei confronti di Sel un'azione comune sui punti che condividiamo. Per esempio la piattaforma del 16 ottobre. O l'acqua pubblica. Non metterei confini. Manterrei aperte porte e finestre». E' una proposta rilanciata anche dal portavoce Cesare Salvi e ripresa dal segretario di Rifondazione Paolo Ferrero in una videolettera indirizzata a Nichi Vendola: candidati comuni in vista delle amministrative del prossimo anno e un programma da scrivere assieme. Siamo sicuri, però, che questa di Vendola non finirà per diventare un'ossessione? Possibile che tutto il dibattito debba rinchiudersi sul tormentone Nichi sì, Nichi no? Il rischio c'è per Anita Sonego, «quello di Vendola è un fenomeno passeggero, noi dobbiamo lavorare su un altro livello, non rincorrere la ricerca di capi carismatici». C'è invece chi teme venti di annessione. «L'unità della sinistra deve essere un percorso. Intanto, non si può ridurla all'unità dei partiti comunisti o alla giustapposizione di sigle. La questione comunista è più complessa. Il rapporto con Sel, nella fattispecie, rischia di essere un'annessione. Sel, attraverso il suo carismatico portavoce, fa la figura di chi si rivolge ai soggetti sociali, noi la figura di quelli che si rivolgono alle sigle. Solo se costruiamo relazioni con i movimenti, solo se ci allarghiamo alla base sociale, possiamo essere considerati alla pari. Altrimenti esiste solo l'annessione».
Il rischio di tormentone c'è anche per Claudio Grassi. «Il rischio c'è, oggi la figura di Nichi Vendola è a sinistra di gran lunga la più popolare e riconosciuta. Tuttavia non mi farei condizionare, sono fenomeni altalenanti. Gli scenari cambiano. Non è detto che si facciano le primarie. E poi anche all'interno di Sel si discute. Abbiamo visto a Milano con la candidatura di Pisapia che se uniamo le forze, a partire dai contenuti, possiamo vincere. O i comunisti ritrovano all'interno della sinistra una dimensione di massa e un consenso elettorale più consistente di quello attuale o sono condannati all'inutilità».
Unità. Lo ripete anche Rosa Rinaldi, segreteria Prc e dipartimento comunicazione, in un video sul sito di Rifondazione, parla di «un appello a tutta la sinistra per costruire un tavolo permanente di confronto e un'unità d'azione». Voce dissonante, quella di Claudio Bellotti, «l'unità rischia d'essere un discorso vuoto. Prendiamo il caso di Sel, una forza che aumenta di peso non sulla base di una proposta di unità, ma perché ha lanciato una sfida contro il Pd e il suo gruppo dirigente che ha sfasciato la sinistra».

Sono convinto del progetto e quando verrà il momento voterò il gruppo della sinistra di nichi vendola,ciao enrico
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