SVIZZERA:
Con la crisi i confini della globalizzazione si spostano a Nord. «Varesotti e comaschi ci rubano il lavoro», gridano i leghisti svizzeri del canton ticino.
«Che tornino a casa loro!». Già sentito. Ma questa volta l'espressione razzista è ancora più grottesca perché nel mirino non ci sono albanesi o marocchini ma italiani nordici e nordisti e perché «casa loro» è solo 500 metri più a sud, oltre la dogana del Gaggiolo che separa il Canton Ticino dal varesotto. È uno degli ultimi confini d'Europa. Da queste parti da secoli si gioca sul crinale della frontiera. È terra di contrabbandieri e rifugiati politici, di italiani che fanno benzina a prezzi convenienti, evadono il fisco o nascondono soldi di dubbia provenienza, ed è terra di frontalieri. Alle cinque di sera fanno la coda per ritornare dai loro posti di lavoro in Ticino alle loro case in Italia. Guadagnano in media il doppio di quello che prenderebbero in Italia e spendono meno che se restassero a vivere in Svizzera. Da sempre sono al centro di polemiche e recriminazioni. Negli ultimi anni al di qua e al di là del confine italo-svizzero si scontrano due Leghe. La «nostra» impegnata a difendere 45 mila frontalieri varesotti e comaschi a suon di agevolazioni fiscali; la loro, la Lega dei ticinesi, lanciata in una crociata contro lo straniero padano che «ci ruba il lavoro». E anche in Ticino, proprio come da noi finisce che la «sinistra» rincorre la destra e così succede che il socialista svizzero Raoul Ghisletta e il sindacalista Saverio Lurati abbiano presentato un'interpellanza contro l'invasione degli italiani.
Domenica pomeriggio. Oltre confine al lavoro si trovano solo italiani. «Non è più la Svizzera di una volta», si lamenta Marta, benzinaia italiana a due passi dalla dogana. Ed è vero: ai tempi della lira svalutata chi guadagnava in Franchi al cambio raddoppiava lo stipendio. Oggi non è più così ma l'oscillazione delle monete continua a essere la variabile più importante per questi nostri emigranti. Negli ultimi mesi il cambio è salito a vantaggio del Franco da 1,50 per un euro a 1,30 per un euro. Significa che per chi guadagna in Franchi e vive con euro c'è stato di fatto un aumento di stipendi di circa il 10%. Ma non è solo per questo che i frontalieri continuano ad aumentare. Nel 2009 gli occupati svizzeri sono cresciuti dello 0,3% mentre gli stranieri del 2%, in Ticino i frontalieri sono aumentati del 1,3%, arrivando a coprire il 25% dei posti. Laura è cassiera in un negozio vicino Chiasso: «Non è che lo stipendio svizzero è poi così alto, sono gli stipendi italiani che restano al palo da troppi anni. E ora con la crisi, tra precarietà e disoccupazione, per fortuna che noi qui abbiamo la Svizzera a due passi. Ma non pensate che facciamo i nababbi. Mentre una volta in tempi di magra lasciavano a casa noi, adesso ci tengono ancora più stretti perchè ci pagano meno. Gli svizzeri si lamentano. Ma sono gli italiani che mandano avanti il Ticino».
Simone è capo cantiere, lavora come edile in Ticino da quasi 20 anni e vive in Italia. Anche lui è convinto che la crisi aumenti il numero dei frontalieri. «Un muratore che lavora in Svizzera guadagna al mese 2000 euro, contro i 1200 dell'Italia - racconta - ammesso che da noi sia in regola. Lì infatti il lavoro nero non esiste, volano multe salatissime». Basti pensare che in Ticino sono stati pescati solo 650 lavoratori in nero in due anni. In Italia bastano due giorni. E la precarietà? «C'è anche di là - spiega Simone - ma molto meno, ti danno permessi di lavoro da 6 mesi, da un anno o da 5 anni. Ci sono anche altri stranieri in cantiere: portoghesi, slavi....Gli slavi dopo la guerra in Jugoslavia sono arrivati come rifugiati, sono stati naturalizzati e fanno anche le guardie cantonali. Però più o meno sul lavoro abbiamo tutti gli stessi diritti. Noi italiani siamo disposti a prendere meno ma alla fine prendiamo come gli altri».
Diego, lavora in un'industria di orologeria vicino Bellinzona dove l'80% degli operai sono nostri connazionali. É frontaliere dal 1971. «Da quei tempi la situazione è molto migliorata, allora sì che gli italiani erano visti male e c'era razzismo. Ormai siamo ben inseriti. Sono operaio specializzato e guadagno 5000 franchi al mese. E in più adesso c'è il secondo pilastro, una specie di assicurazione calcolata in busta con cui ci danno una liquidazione quando rientriamo definitivamente in Italia. Noi però paghiamo le tasse per la salute ma non ne usufruiamo, abbiamo solo 6 mesi di disoccupazione mentre gli svizzeri hanno due anni all'85% dello stipendio, una specie di reddito sociale che noi italiani ce lo sogniamo».
Giovanni in Italia vota Lega. In Svizzera ha fatto di tutto, dalla pulizia della marijuana quando era stata semi-legalizzata al cameriere. «Ho fatto anche la cavia per i test delle medicine su umani. Funziona così: ti ospitano una settimana in una clinica, ti fanno vedere film e ti danno da mangiare mentre ti somministrano i medicinali. Insomma non fai niente e guadagni mica male. Ovviamente eravamo tutti italiani o anche peggio...albanesi e quella gente lì»...addio Lugano bella, c'è sempre qualcuno più a sud di te: noi.
Fonte: Giorgio Salvetti - il manifesto

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