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30.4.10

W IL PRIMO MAGGIO


Storia e significato di una ricorrenza

La festa dei lavoratori del primo maggio ha avuto nel corso del novecento un importanza fondamentale perché ha riprodotto nell'immaginario collettivo la lotta di uomini e donne per i diritti dei più deboli, per la dignità e la giustizia. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una ritualizzazione della ricorrenza, che è diventata una sorta di parata sganciata da qualsiasi riflessione sulle trasformazioni produttive intercorse in questi decenni sotto l'incalzare di una globalizzazione selvaggia e disumana, e soprattutto sganciata dalle persone che stanno subendo una precarizzazione lavorativa e delle condizioni di vita e che avvantaggia solo ed esclusivamente i grandi gruppi di potere industriali e finanziari.
Questa riccorrenza nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
Sembrerebbe che per molti giovani, questa riccorrenza porti non poco di quell'entusiasmo sperato.
Negli ultimi anni, lo stato sociale è stato parzialmente dissipato e per i giovani che sono appena entrati nel mondo del lavoro esistono poche speranze di costruirsi un futuro non avendo nulla di certo con cui poter prendere delle decisioni, identico ragionamento vale per i molti lavoratori che, costretti a subire ricatti o crisi aziendali si ritrovano a poco a poco senza lavoro e con poche prospettive future.

Nel 1867 i lavoratori di tutto il mondo decisero che da quell’anno in poi ogni primo Maggio si sarebbero riappropriati della propria giornata mettendo in atto azioni di lotta per rivendicare migliori condizioni di vita.
Tenendo presente che non riuscendo a dialogare con chi dice di essere depositario unico della verità... caratteristico di chi si sente investito di una missione per ergersi a detentore della verità senza porsi il problema che certi concetti, oggi, sono completamente diversi dai secoli trascorsi, ho molti dubbi sul come operare con chi ancora non pensa sia venuto il momento di abbandonare certe ostentazioni identitarie per costruire insieme quel consenso che significherebbe operare per una migliore prospettiva futura di vita quotidiana e del lavoro.


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