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23.9.09


"La ritrovata identità del manifesto"


di sergio falcone

«Collaborazionista», «venduto», addirittura «trasandato», scrive una lettrice chic appena uscita dalla boutique di Prada col manifesto sotto il braccio. Contro Sansonetti si rincorrono nel web epiteti e improperi pieni di livore dopo la sua partecipazione alla puntata di Porta a porta con Berlusconi protagonista, boicottata dall’opposizione Repubblica in testa e tutti gli altri dietro. I più scatenati sono però i lettori del manifesto. Otto pagine d’insulti a corredo di un’invettiva di Tommaso Di Francesco e una vignetta del laido Vauro sul Sansonetto di peluche. Ma Vauro l’ha mai fatta una vignetta contro Di Pietro? E come ha fatto a frequentare Anno zero senza aver mai detto una parola su un personaggio come Travaglio? «Barbuto e capelluto (troppo capelluto)», aggiunge un altro lettore che forse vuole insinuare una complicità tricologia (di trapianti) tra Berlusconi e Sansonetti. Più sotto, «A questo punto nessuno mi toglie dalla testa che Piero per fare il suo L’Altro si sia fatto aiutare da quell'altro», e vai con il comprato più ancora del venduto. E poi «Comunista civilizzato», «salottiero», «spalla di Berlusconi», «disertore», «trasformista», «voltagabbana». Dulcis in fundo: «Affossatore dell’Unità e di Liberazione» (sic). Ma non basta, il povero Piero è da esecrare perché ha osato attaccare «Ballarò di Floris, trasmissione del Pd». Capito? Leggono il manifesto, guardano Ballarò, ascoltano Sabina Guzzanti, adorano Anno zero, ridono con Vauro, votano Di Pietro e pensano d’essere pure comunisti. Tutto si tiene nonostante le stridenti contraddizioni. Ma chi sono i lettori del manifesto? La domanda è molto seria perché in genere uno compra il giornale nel quale si riconosce. Insomma se questo tipo di lettori si rispecchia nel manifesto, che cosa è mai quel giornale che ancora porta sotto la testata quotidiano comunista? Ma a pensarci bene la domanda va estesa a tutta la sinistra cosiddetta radicale, insomma quella a sinistra del Pd, perché contraddizioni del genere si registrano tranquillamente tra i lettori di Liberazione e anche de L’Altro. Anzi, su queste stesse pagine capita di leggere interventi di Maurizio Zipponi (entrato nell’Idv) e commenti, ultimo quello di Nanni Riccobono, che delineano positivamente la svolta «operista di Di Pietro» (così è stata definita), come se non si trattasse dell’ultimo e forse definitivo colpo mortale inferto a quel che resta dei ruderi della sinistra. Il populismo penale, la ferocia sicuritaria dell’Idv, si concilierebbero con un discorso attento ai ceti sociali più deboli, anzi ne rappresenterebbero la svolta progressista. Nemmeno ci si accorge dell’impasto peronista che una linea politica del genere riassume. Una specie di leghismo di sinistra. Quello che altrove chiamano l’alleanza rouge-brun. Siamo al grado zero della chiarezza ideologica. Lasciamo stare la teoria sociale e politica che ormai trovano cittadinanza solo nei tink tank della destra. Siamo al patchwork insulso, ad una melassa confusa. Ci si scanna reciprocamente travolti da risentimenti, alla ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio su cui far ricadere la colpa, il tradimento della causa, senza accorgersi che alla fine questo popolo diviso, e sempre più residuo, s’assomiglia terribilmente. Quanto a Sansonetti, forse ha sbagliato ad andare a Porta a porta sopravvalutando le sue forze. Cosa mai poteva fare in un programma dove sono ammessi due soli brevi interventi, quando al premier veniva concessa la parola per ore? Forse togliersi le scarpe e tirargliele, come qualcuno ha suggerito. Ma a parte che era in collegamento, ognuno ha il suo stile. E quello di Piero – chi lo conosce lo sa – è da scuola del vecchio Pci. Compassato ed elegante. Tuttavia questo tipo di perplessità non va confusa con le accuse di collaborazionismo lanciate nei suoi confronti. Possibile che non si riesca a concepire un’azione autonoma della sinistra, ma si debba sempre finire col rincorre gli ordini che vengono da certi salotti della borghesia ostili al blocco di potere berlusconiano? Non si va a Porta a porta perché l’hanno deciso loro? E chi se ne frega! Chi parla di alleanze è velleitario, in realtà la sua è solo sudditanza. Oggi che la sinistra è invisibile, appiattirsi vuol dire scomparire definitivamente. Ci si allea quando si è forti e si ha potere di condizionamento, altrimenti ci si accoda soltanto. Sansonetti ha agito facendo leva su un’idea forte di autonomia politica e culturale che nella sinistra è smarrita. Autonomia, ricerca indipendente di una via che non passi per De Benedetti, Agnelli e compagnia. I quotidiani della sinistra comunista e radicale sono morti quando sono diventati degli inserti di Repubblica.



21.9.09


"L'élite di merda"


…e il populismo secondo il “Brunetta pensiero”

“Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato (..) Sono sempre le solite: quelle della rendita parassitaria, della rendita burocratica, della rendita finanziaria, della rendita editoriale, senza alcuna legittimazione democratica e popolare. Questa sedicente élite che ha la puzza sotto il naso, che ci spiega sempre come va il mondo, ha pensato solo a come far cadere il governo.. (..) che guarda caso cominciava a colpire proprio le casematte della rendita. (..) La povera sinistra sarebbe nata con altri scopi e invece si fa condizionare da un’élite di merda (..) mi riferisco alle cattive banche, alla cattiva finanza, ai cattivi giornali. (..) Stanno preparando un colpo di Stato”

All’accusa di volgarità il ministro ha replicato dicendo: “non sono un ipocrita, io parlo il linguaggio del popolo”.

MA COS’È UN’ÉLITE?

L’ÉLITE IN OGGETTO, TRATTASI DI UN RISTRETTO GRUPPO DI PERSONE AL QUALE VIENE ATTRIBUITA UNA GENERICA SUPERIORITÀ RISPETTO ALLA RESTANTE PARTE DEL CORPO SOCIALE. QUESTI PRIVILEGI POSSONO ESSERE DI VARIA NATURA, PER CUI ESISTONO ÉLITE CULTURALI, POLITICHE, ECONOMICHE E DI QUALSIASI GENERE.
È EVIDENTE CHE CHI IN QUESTO CASO DENIGRA L'ÉLITE DI CUI LUI NE FA PARTE A TUTTI GLI EFFETTI: BRUNETTA INFATTI È UN MINISTRO CON REDDITO E PRIVILEGI CHE L’UOMO COMUNE NEPPURE SI SOGNA.
MA LA COSA CHE PIÙ RATTRISTA, È QUANTO QUESTA FILOSOFIA DEMAGOGICA FIGLIA DELL’IDEOLOGIA DI MERCATO SI SIA ORMAI RADICATA IN CERTA PSEUDO SINISTRA, DAL CHE SI DEDUCE CHE ESISTE UN’UNICA ÉLITE CHE CONTA VERAMENTE, VALE A DIRE QUELLA CHE CONTA I SOLDI E QUELLA ECONOMICA, IN QUESTO SENSO BRUNETTA HA RAGIONE: L’ÉLITE DI MERDA ESISTE ECCOME, È QUELLA CHE FINGE DI NON ESSERE ÉLITE.

POI RIFERENDOSI AI PARASSITI, DIRE CHE HA TORTO E' UN ERRORE, INFATTI IN POLE POSITION COME MIGLIOR PARASSITA C’E’…BEH, MEGLIO LASCIAR PERDERE.

LE DICHIARAZIONI RELATIVE AD UN COLPO DI STATO INVECE, PARAFRASANDOLE A QUESTA SINISTRA DOVE IL SOLO ED UNICO LORO PENSIERO SAREBBERO QUELLO DI FAR CADERE IL GOVERNO, FRANCAMENTE FANNO ANCHE SORRIDERE,…MA A QUALE SINISTRA SI RIFERISCE IL SIG. MINISTRO? HA FORSE DIMENTICATO CHE NELL’ATTUALE PARLAMENTO LA SINISTRA DI FATTO E DI NOME NON ESISTE PIÙ?...MAH !

MA POSSIBILE CHE ANCHE STANDO AL GOVERNO LA COLPA RICADE SEMPRE SULLA SINISTRA?...FORSE SE NE SENTE LA MANCANZA?