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24.7.08

Nasce "Rifondazione per la sinistra"

<«Sono sconfitto ma sono sereno perché da comunista
ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti»


Ci sono state volgarità straordinarie in questo congresso ma, per i quasi 38 anni di militanza comunista della mia vita, posso dire che vale guardare l’orizzonte. Difficilmente mi sono lasciato invischiare in un decadimento che è indicativo dei problemi che ha la sinistra, la nostra comunità, la società italiana.
Ho vissuto questo congresso come un compimento della sconfitta che ha riguardato la sinistra in Italia, come la conseguenza di quella sconfitta, come un arretramento culturale.Ho sentito nel dibattito toni espliciti di plebeismo. E siccome sono stato educato alla cultura comunista da vecchi braccianti poveri e analfabeti, che della lotta contro il plebeismo culturale facevano la cifra del loro essere comunisti, sento un arretramento. Questa comunità ha scelto un’altra strada. Quella della maggioranza ricercata nelle alchimie che non hanno respiro, non prefigurano prospettiva e non danno un gran futuro al nostro partito.
Ha vinto una maggioranza costruita grazie a un gioco, un guazzabuglio di mozioni di minoranza, un fardello di reazioni di pancia che consente a quattro mozioni, molto diverse tra loro, di coalizzarsi contro quella che ha guadagnato la maggioranza relativa. Dove il collante è l’ambiguità e un equilibrismo semantico.
Il congresso è stato una battaglia importante, appassionante e dura che si conclude con un esito che è un colpo duro per Rifondazione e per la sinistra tutta. Non è un colpo mortale ma una battuta d’arresto e non intendiamo abbandonare la battaglia. Che non è un equilibrio di potere in Rifondazione ma la ricostruzione di una sinistra che parla al paese. I compagni della mia mozione non intendono lasciare neanche per un attimo e per un millimetro Rifondazione Comunista.I compagni e le compagne della mia mozione, oggi l’area politico culturale “Rifondazione per la sinistra”, vogliono perseguire la ricostruzione della sinistra, rivolgendosi alla sinistra diffusa, alle forze organizzate sul territorio, ai protagonisti delle lotte sociali, alle donne e agli uomini che credono che in Italia di una sinistra di popolo e all’altezza del tempo presente ci sia un gran bisogno. Intendiamo costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente alle destre che dia prospettiva alla mobilitazione sociale e contemporaneamente vogliamo sostenere la nostra idea di politica e di sinistra all’interno del partito.
Dalla sconfitta ripartiamo, per nulla scoraggiati, con un alto senso di responsabilità verso coloro che a noi guardano con attenzione, verso i nostri iscritti, i nostri militanti.Convinti che in questa sconfitta ci sia il seme buono per il futuro!

Nichi Vendola

21.7.08

Grazie comunque!


"Bertinotti:un grande leader!"




"Non direi mai la verità se dicessi di prevedere di smettere di far politica, uno come me non può nemmeno concepire di non poter più chiamare ed essere chiamato "compagno" che è il senso della mia esistenza... Ma la politica si può fare in tanti modi, io penso di continuare a farla da militante e nella battaglia delle idee, dopo queste elezioni non assumerò più incarichi di direzione". Con queste parole il nostro Fausto Bertinotti ci diede un preavviso di quella che sarebbe stata la sua decisione, fu praticamente il saluto del Comandante poeta, del comunista gentile che ha fatto la storia a sinistra.
Rendergli omaggio oggi è un gesto di affetto.
Espropriata la logica del politicamente corretto che oggi plaude il ritiro per "raggiunto limite d’età", prevale la gratitudine per una coerenza mai ideologica, per il coraggio di alcuni strappi e per la delicatezza, tutta umana, che lo ha contraddistinto.


È tornato: ma non più da "subcomandante Fausto", ma da "soldato semplice":
“Quello che ho da dire al congresso di Rifondazione Comunista, lo dirò sabato mattina a Chianciano da delegato di base della Federazione di Cosenza…”.
Lo ha spiegato Fausto Bertinotti, durante una conferenza stampa di presentazione del numero estivo della rivista “Alternative per il Socialismo”, in cui appare un suo articolo dal chiaro titolo “Le ragioni di una sconfitta”.
Torna, ma non per un ruolo di leadership politica: “Non esistono uomini per tutte le stagioni” ripete più volte il leader “e io ora voglio dedicarmi alla ricerca e all’approfondimento”.
“Non mi sento più in sintonia con la fase politica attuale: ho fatto degli errori in campagna elettorale e guardando da fuori me ne rendo conto, se fossi ancora dentro non avrei la lucidità per poterli analizzare e capirli.
Il mio non è un vezzo: ho ambizioni politiche, ma non partitiche.
Sono soltanto diversamente ambizioso.
Voglio dare così il mio contributo alla costruzione di una sinistra anticapitalistica, che non può ripartire solo dall’Italia, la sinistra va ripensata in termini europei”.
Durante il governo Prodi avremmo anche potuto limitare i danni, ma se un anno fa lo avessimo fatto cadere non credo che ci saremmo salvati.
Avremmo solo potuto limitare i danni”
Una riduzione del danno che comunque forse avrebbe permesso alla sinistra di entrare in Parlamento.
E su cui Bertinotti fa mea culpa:
“Non abbiamo detto la verità al popolo della sinistra. Dicevamo di voler costruire una nuova sinistra (l’Arcobaleno), ma era facile per la gente vedere che non era così: che ognuno coltivava il proprio orticello”.
Chissà se nelle parole rivolte all’analisi del passato non ci sia un guardare anche alle dinamiche della sinistra che in questi giorni sta svolgendo, divisa, i propri congressi.