"Bertinotti:un grande leader!"

"Non direi mai la verità se dicessi di prevedere di smettere di far politica, uno come me non può nemmeno concepire di non poter più chiamare ed essere chiamato "compagno" che è il senso della mia esistenza... Ma la politica si può fare in tanti modi, io penso di continuare a farla da militante e nella battaglia delle idee, dopo queste elezioni non assumerò più incarichi di direzione". Con queste parole il nostro Fausto Bertinotti ci diede un preavviso di quella che sarebbe stata la sua decisione, fu praticamente il saluto del Comandante poeta, del comunista gentile che ha fatto la storia a sinistra. Rendergli omaggio oggi è un gesto di affetto. Espropriata la logica del politicamente corretto che oggi plaude il ritiro per "raggiunto limite d’età", prevale la gratitudine per una coerenza mai ideologica, per il coraggio di alcuni strappi e per la delicatezza, tutta umana, che lo ha contraddistinto.
È tornato: ma non più da "subcomandante Fausto", ma da "soldato semplice": “Quello che ho da dire al congresso di Rifondazione Comunista, lo dirò sabato mattina a Chianciano da delegato di base della Federazione di Cosenza…”. Lo ha spiegato Fausto Bertinotti, durante una conferenza stampa di presentazione del numero estivo della rivista “Alternative per il Socialismo”, in cui appare un suo articolo dal chiaro titolo “Le ragioni di una sconfitta”. Torna, ma non per un ruolo di leadership politica: “Non esistono uomini per tutte le stagioni” ripete più volte il leader “e io ora voglio dedicarmi alla ricerca e all’approfondimento”. “Non mi sento più in sintonia con la fase politica attuale: ho fatto degli errori in campagna elettorale e guardando da fuori me ne rendo conto, se fossi ancora dentro non avrei la lucidità per poterli analizzare e capirli. Il mio non è un vezzo: ho ambizioni politiche, ma non partitiche. Sono soltanto diversamente ambizioso. Voglio dare così il mio contributo alla costruzione di una sinistra anticapitalistica, che non può ripartire solo dall’Italia, la sinistra va ripensata in termini europei”. Durante il governo Prodi avremmo anche potuto limitare i danni, ma se un anno fa lo avessimo fatto cadere non credo che ci saremmo salvati. Avremmo solo potuto limitare i danni” Una riduzione del danno che comunque forse avrebbe permesso alla sinistra di entrare in Parlamento. E su cui Bertinotti fa mea culpa: “Non abbiamo detto la verità al popolo della sinistra. Dicevamo di voler costruire una nuova sinistra (l’Arcobaleno), ma era facile per la gente vedere che non era così: che ognuno coltivava il proprio orticello”. Chissà se nelle parole rivolte all’analisi del passato non ci sia un guardare anche alle dinamiche della sinistra che in questi giorni sta svolgendo, divisa, i propri congressi.

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