GIOVANNI PESCE CI HA LASCIATO.
 Partigiano, gappista, antifascista, comunista. Giovanni Pesce, nome di battaglia Visone, fu uno dei maggiori protagonisti della Resistenza. Una Resistenza che per lui e tanti suoi compagni doveva trasformarsi in rivoluzione, e che è rimasta tragicamente tradita. Per tutta la vita aveva continuato a parlare nelle piazze e nelle scuole, spiegando perchè l'antifascismo è un valore e un bisogno attuale. 27 luglio 2007
E' morto, dopo un ricovero al Policlinico di Milano in seguito ad una caduta, il comandante partigiano Giovanni Pesce (nato a Visone d'Aqui Terme nel 1918).
Pesce iniziò l'attività politica nel partito comunista francese, essendo emigrato giovanissimo in Francia con la famiglia per fare il minatore. Nel 1936 entrò volontario nelle Brigate Garibaldi che partivano per la guerra di Spagna, nel corso della quale venne ferito tre volte. Tornato in Italia nel 1940, dovette scontare prima un anno di carcere e poi il confino a Ventotene. Dall'agosto 1943 prese parte alla Resistenza, prima nei Gap di Torino e poi in quelli di Milano. "Visone" fu uno straordinario combattente e un grande comandante, insignito a guerra finita della medaglia d'oro al valor militare. Insieme a lui la moglie Onorina, la staffetta partigiana "Sandra", con cui ha diviso gli ultimi istanti di vita.
Dopo la guerra Pesce è stato dirigente del Pci, dell'Anpi e di Rifondazione Comunista, ma soprattutto non ha mai smesso di girare nelle piazze e nelle scuole per parlare di ciò che spinse lui e i suoi compagni alla rivolta. Di quanto fosse difficile, ma inevitabile, mettere in gioco la propria vita e spesso togliere quella altrui. Della Resistenza tradita. Della continuità dello stato fascista nella pieghe di quello repubblicano. Dello sdegno per chi oggi vorrebbe mettere sullo stesso piano Partigiani e repubblichini.
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