BIENVENIDOS

18.1.07

UFFA!


CIAO Gente!


Ho bisogno di una sosta,


a forza di sentire parlare di riforme

mi viene l’orticaria.


Non se ne può "più" !


ma cosa credono !!!!




A presto!


16.1.07

RIFORME


IL COMMENTO - Piero Sansonetti
Ma quali?

Scrive sul “Corriere della Sera" Francesco Giavazzi:
«Le riforme sono di sinistra, la conservazione dei privilegi è di destra»

«Concorrenza, riforme, merito, dovrebbero essere le bandiere della sinistra radicale». In queste due affermazioni sta l’essenziale del suo editoriale, pubblicato ieri, e nel quale chiede alla sinistra - anche e specialmente alla sinistra radicale - di promuovere una politica liberale. Perché la sinistra radicale dovrebbe fare questo? La risposta è semplice e disarmante: perché la destra non ce la fa, è
troppo attaccata allo status quo e ai suoi privilegi.
Proviamo a leggere in successione le due affermazioni di Giavazzi.
La prima “Riforme di sinistra” è condivisibile, la seconda affermazione “Privilegi di destra”, però è la spiegazione e lo sviluppo della prima, e non solo non è più condivisibile, ma modifica il senso della prima affermazione. Dice Giavazzi (esortando): rinunciate agli ideali di uguaglianza e di perequazione sociale e scegliete la concorrenza e la competitività (meritocratica). E’ chiaro a chiunque che concorrenza e competitività sono gli ideali della destra, non c’è una sola ragione al mondo per la quale la sinistra dovrebbe rinunciare ai suoi ideali e sostituirli con quelli della destra, e non si capisce perché Giavazzi - tra i più colti e acuti commentatori economici - si rifiuti di ragionare con oggettività su questa differenza di impostazione tra destra e sinistra. Certo che la sinistra è contro i privilegi. Ma non accetta che si usi la parola privilegio per indicare i modesti diritti acquisiti dei lavoratori poveri o del ceto medio. I privilegi sono altri. Per esempio quelli di chi percepisce uno stipendio annuo di un milione o anche di due, o cinque, o sette milioni all’anno, come molti manager pubblici e privati. I privilegi sono quelli di chi guadagna una quantità enorme di soldi senza muovere un dito (cioè con la rendita) e su questi guadagni (per quel che mi riguarda di dubbia legittimità e di nulla moralità) paga le tasse al 12 per cento (mentre un operaio, sul suo stipendio le paga al 25 e al 30 per cento). I privilegi sono quelli di chi specula sulle grandi proprietà, sulla compravendita delle case, sui brevetti dei prodotti farmaceutici, sul commercio delle armi, o del denaro eccetera eccetera. Lì - dice la sinistra - bisogna colpire. E fare le riforme. Invece le riforme delle quali parla Giavazzi, e la Confindustria, e i giornali, e alcuni dirigenti riformisti, e i capi della destra, sono di tutt’altro tipo: sono quelle che riducono i diritti del lavoro (detti privilegi) e i salari, e proporzionalmente aumentano i profitti e le rendite (detti interessi generali e strumenti di modernità). “E’ un imbroglio, è un grandissimo imbroglio".
Tra le riforme necessarie, delle quali parla Giavazzi, c’è anche quella delle pensioni. Domenica alcuni giornali hanno riferito della possibilità che la riforma delle pensioni comporti una fortissima riduzione degli assegni ai pensionati entro il 2050. Questa è la richiesta pressante che si fa al governo Prodi. C’è qualcuno che è disposto a credere che il nostro ceto politico e imprenditoriale abbia l’occhio così lungo da sentire il dovere di occuparsi oggi della spesa pensionistica del 2050? Non c’è nessuno disposto a crederci. E allora come si spiega questa alzata di ingegno? In modo semplice: le assicurazioni vogliono che i giovani sappiano che non avranno pensione, o avranno una miseria di pensione, ed è su questo punto che Confindustria e i suoi amici battono ormai da anni e con insistenza particolarissima da qualche mese. Perché vogliono questo? Perché se sai che da vecchio avrai una pensione da fame ti preoccupi di avere una pensione integrativa e ti rivolgi ai privati, alle assicurazioni, e metti lì i tuoi soldi. Lo scopo di tutta la campagna sulle pensioni è semplicemente questo. Non ha niente a che fare con quelle cifre sulla spesa pensionistica che ci impapocchiano quasi tutti i giorni. Vogliono smantellare la previdenza pubblica, o comunque parlare del suo smantellamento, per spingere soldi verso le assicurazioni. “E’ un imbroglio, è un grandissimo imbroglio".
Vi ricordate Tangentopoli? Milioni di euro (all’epoca miliardi di lire) illegalmente spostati sulla base della spinta del potere politico. Sapete cos’è il Cip6? Un dispositivo che negli ultimi anni ha versato circa 30 miliardi di euro nelle tasche dei petrolieri per spingerli a inquinare poco; cosa dalla quale i petrolieri si sono ben guardati. Sapete cos’è la Tav? Un affare da 130 miliardi di euro (nel quale ora vogliono entrare anche la coppia Della Valle-Montezemolo) che serviranno a produrre, tra qualche anno, una linea ferroviaria del tutto inutile e che probabilmente aumenterà molto l’inquinamento nelle valli del Piemonte. Anche Cip6 e Tav sono enormi imbrogli che fanno impallidire anche Tangentopoli.
16 gennaio 2007.