"70 ANNI FA MORIVA GRAMSCI".

"L'indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica."
Se ci pensiamo, vediamo che ponendoci la domanda che cosa è l'uomo, vogliamo dire: che cosa l'uomo può diventare, se cioè l'uomo può dominare il proprio destino, può "farsi", può crearsi una vita. E ciò vogliamo saperlo "oggi", nelle condizioni date oggi, della vita "odierna", e non di una qualsiasi vita e di un qualsiasi uomo.
Sono due frasi (la prima giustamente famosissima) del compagno Antonio Gramsci; sono il punto di partenza essenziale per chi crede, prima ancora che nel cambiamento di società, nella necessità dell'impegno. Un ricordo a 70 anni dalla sua scomparsa, dopo la lunga prigionia fascista e provato da una lunga malattia.
Il pensiero di quella che è una figura immensa, patrimonio di tutti gli italiani e non solo per l'importanza del riscoprire le idee di un uomo che ci ha lasciato molto, troppo spesso dimenticate anche da chi si dichiara della stessa parte politica
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